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Premio Internazionale di Architettura Sacra: pronunciamento della giuria

Premessa
Il giorno 12 giugno 2008 a Pavia, presso la sede della Fondazione Frate Sole, si sono svolti i lavori della giuria per la valutazione delle opere pervenute alla IV Edizione del Premio Internazionale di Architettura Sacra.
In primo luogo c’è da segnalare la diversificata provenienza geografica e geoculturale dei lavori presentati: tutti i cinque continenti sono stati rappresentati dalle opere in concorso e non sono mancate chiese per le confessioni protestanti e ortodosse.
Analogamente molto diversificate sono state le caratteristiche delle opere stesse: dal minuto spazio di preghiera alla grande aula per le adunate religiose, dal complesso parrocchiale agli spazi dedicati al commiato cristiano, dai monasteri, ai santuari, alle cappelle universitarie.
Molteplici le modalità di declinazione del tema: dalle chiese ortodosse d’oriente la cui fissità tipologica si coniuga con la tradizione decorativa e iconografica sino a proposte di luoghi
di preghiera che rasentano l’astrazione metafisica. Ciò denuncia una pluralità d’espressione
ormai consolidata e una conseguente impossibilità di portare a una qualche unità il tema anche all’interno delle stesse aree di appartenenza geografica, confessionale o culturale.
Inoltre, nell’ambito delle chiese cattoliche e riguardo all’attenzione per la liturgia è da registrare come, nelle proposte provenienti anche da aree culturali profondamente orientate dalla riforma conciliare del Vaticano II gli assetti liturgici prevalenti siano stati di tipo tradizionale.
Dopo una prima fase di scrematura dei lavori, la commissione ha concentrato l’attenzione su una selezione di quindici opere per l’assegnazione del premio.
Il verdetto della giuria è stato quello di proporre un progetto vincitore e cinque opere al secondo gradino della graduatoria. Il pari merito è stato ritenuto idoneo per molteplici fattori che si possono ricondurre alla difficoltà di poter discriminare tra un ventaglio di proposte di qualità ma così diversificate tipologicamente e soprattutto a un sostanziale equilibrio di valutazione complessivo da parte dei componenti la giuria.
Sono state inoltre proposte alcune ulteriori menzioni, fuori graduatoria.

Verdetto della giuria

Primo premio
La giuria ha proposto di assegnare al progetto del Nuovo monastero di Nostra Signora di Novy Dvur (Repubblica Ceca) (n. 47) il Primo premio della IV Edizione del Premio Internazionale di Architettura Sacra.
I componenti della commissione hanno apprezzato il risultato ottenuto attraverso una costruzione di grande rigore, silenziosa ed eloquente, normale e straordinaria allo stesso tempo, in cui traspare una forte osmosi tra l’architettura e i suoi abitanti.
Ricordando l’attenta valutazione operata dal committente sull’architetto che avrebbe meglio potuto rispondere alle aspettative della comunità monastica, si deve prendere atto di come la scelta ricaduta sull’inglese John Pawson abbia esaudito la volontà dei monaci dell’abbazia benedettina di Sept-Fons di realizzare un’opera intensamente cistercense attualizzando i canoni etici ed estetici propugnati da San Bernardo di Clairvaux, nel rispetto della rigorosa poetica minimalista dell’autore.
Il recupero di una casa padronale e degli annessi agricoli in stato di abbandono in Touzim, nella Repubblica Ceca, ha consentito a Pawson di realizzare una comunione tra il vecchio e il nuovo, tra la memoria e la vita, avvenuta attraverso un processo di autocostruzione da parte degli stessi monaci che ha determinato una fortunata identificazione tra la comunità monastica e lo spazio che li accoglie.
Non si può non menzionare infine che si tratta del primo monastero cattolico costruito in un paese ex-comunista, con tutta la carica simbolica che ciò presuppone e la difficoltà del realizzarlo con una non comune padronanza della misura.

Secondo premio ex-aequo
La giuria ha proposto di assegnare il secondo premio ex aequo ai seguenti progetti.

Centro parrocchiale e chiesa di San Giovanni Apostolo, Perugia (Italia) (n. 03)
Paolo Zermani

Il complesso parrocchiale progettato da Paolo Zermani a Perugia viene apprezzato per il rigore e la sobrietà: un dialogo tra austeri edifici controllato sapientemente attraverso l’uso della geometria. L’aula presenta uno sviluppo fortemente longitudinale che determina uno spazio liturgico legato alla tradizione piuttosto che allo spirito riformatore conciliare. L’estremo rigore dello spazio e dei materiali unito alla ritmica sequenza dell’ordine gigante delle colonne addossate alle pareti  amplifica la dominante simbolica, ovvero il lungo cammino del credente verso l’altare-Cristo. Ciò è perseguito dall’autore con una disciplina intransigente, tale da consentirgli sia di controllare la complessità del tema dello spazio liturgico sia di superare le difficoltà del sito che ospita il complesso parrocchiale.

Cappella di San Benedetto a Kolbermoor (Germania) (n. 06)
Peter Kunze, Stefanie Seeholzer
La piccola cappella sorge in una radura isolata nel parco della vecchia filanda di Kolbermmor: gli autori, Peter Kunze e Stefanie Seeholzer, governano un tema solo in apparenza semplice. Austero è il piccolo edificio sacro che accoglie per la preghiera il visitatore, realizzato con misura e con un sapiente uso della luce naturale. Il piccolo edificio reinterpreta con una ricercata semplicità delle forme e un rigoroso uso dei materiali contemporanei le costanti morfologiche delle chiese tradizionali, grandi o piccole esse siano, non facendo mancare l’evocazione degli elementi simbolici distintivi di ogni chiesa.

Cappella della Fazenda Veneza a Valinhos, San Paolo (Brasile) (n. 24)
Decio Tozzi
La piccola cappella è costituita da due elementi plastici che segnano uno spazio nella continuità del paesaggio: una copertura ricurva che protegge l’uomo innanzi a una grande croce che sorge dall’acqua. L’incontro tra i due elementi genera un luogo specifico: un piccolo tempio per la preghiera sulla riva del lago di un’azienda agricola presso San Paolo in Brasile. La cappella è disegnata da Decio Tozzi con un’estrema semplicità che conferisce eloquenza simbolica all’insieme. L’assemblea viene accolta dalla volta cementizia; oltre l’altare il possente segno della passione di Cristo e oltre ancora la natura. Lo spazio della cappella incontra così lo spazio della natura in questo poetico luogo di culto privo di mura.

Centro parrocchiale cattolico del Sacro Cuore a Völklingen (Germania) (n. 25)
Lamott Architekten BDA
Völklingen, nel bacino della Saar, è città che testimonia della trascorsa attività industriale. Il centro parrocchiale propone nuove identità rispetto alle recenti conurbazioni non rinunciando a evocare l’appartenenza al paesaggio industriale.
Quattro rigorosi blocchi edilizi si organizzano attorno a una corte centrale. La scabra superficie cementizia dei setti murari e le aspre strutture in acciaio allo stesso tempo testimoniano l’appartenenza al luogo e denunciano volutamente una “assenza” programmatica: nel silenzioso spazio della chiesa l’attenzione infatti si sposta sulla comunità riunita in preghiera. Le nude superfici che la delimitano trovano radicamento nel pensiero guardiniano. La speciale attenzione rivolta cosciente mente alla comunità liturgica contraddistingue quest’opera.

Nuovo monastero cistercense nell’isola di Tautra (Norvegia) (n. 48)
JSA, Jensen & Skodvin Arkitektkontor
Il monastero sorge nell’isola Tautra, tra i fiordi norvegesi, per una comunità di 18 monaci cistercensi provenienti da differenti paesi. Di grande rilevanza è lo straordinario e intimo legame con il luogo testimoniato poeticamente dalla costruzione, dai materiali usati e dalle relazioni instaurate tra l’edificio e il paesaggio circostante. Le scelte tipologiche e il sistema spaziale sono stati elaborati a seguito di un’attenta analisi della vita quotidiana dei monaci, partecipi attivi della progettazione.
Il rigoroso metodo progettuale degli autori traspare nell’uso reiterato di un elemento ligneo dalla medesima sezione che struttura e qualifica l’intero sistema portante dell’edificio. Da segnalare anche in questo caso come lo stretto rapporto tra la comunità religiosa e i progettisti abbia favorito il felice esito della realizzazione.

Menzioni
Su iniziativa dei componenti della giuria vengono menzionate alcune ulteriori opere.

Viene segnalato il complesso parrocchiale realizzato a Vilanova de Gaia (Portogallo) dall’architetto José Fernando Consalves (n. 50), per aver saputo rispondere con esattezza e sensibilità al programma di un centro parrocchiale contemporaneo, creando spazi di transizione tra esterno e interno che organizzano il sito, utilizzando i principi costruttivi come risorsa formale, esplorando in termini espressivi l’uso di pochi materiali sensibili e adeguati, e utilizzando la luce in maniera orientata alle necessità cultuali.

Viene segnalata la piccola cappella costruita per la comunità francescana di Kisfakos in Ungheria, opera dell’architetto Gábor Sajtos (n. 45). In una fattoria sorta per volontà di un piccolo gruppo di frati, una cappella adibita anche a ricovero estivo, sorge poeticamente nell’ondulato paesaggio  agricolo magiaro. Le grandi querce segnano e proteggono il sito al riparo delle quali la piccola cappella istituisce un sottile dialogo tra naturale e artificiale con un linguaggio semplice e poeticamente povero che colloca il minimale intervento (anche a basso costo) agli antipodi di qualsiasi atteggiamento progettuale alla moda.

Infine, nonostante l’intervento si situi ai margini del tema di concorso, si vuole menzionare il padiglione di meditazione e preghiera presso il Centro Cardiochirurgico “Salam” a Kartoun nella Repubblica Federale del Sudan, opera dello Studio Tamassociati (n. 42). In un difficile contesto multietnico, il piccolo edificio concretizza lo sforzo per definire uno spazio per la preghiera e la meditazione aperto a tutte le fedi. Realizzato con povertà di mezzi, indica una strada da seguire per unire anziché discriminare, soprattutto non esportando in contesti così radicalmente diverse formule desunti acriticamente dai repertori della cultura occidentale.

Componenti della giuria
Arch. Luigi Leoni
Arch. Marco Bosi
Prof. Arch. Giorgio Della Longa
Prof. Arch. Esteban Fernández Cobián
Arch. Orazio La Rocca
Don Ing. Giuseppe Russo
Prof. Arch. Meinhard Von Gerkan

 
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